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LE DEMENZE SENILI


Oggi vi presento un lavoro sulle Demenze fatto alcuni anni fà, nel corso dei miei studi. Oggi mi decido a pubblicarlo poichè ritengo che la conoscenza di questa malattia sia importante non solo per capirne i meccanismi ma anche perchè se capita che un vostro familiare ne sia affetto è bene informarsi per assicurare un adeguata cura e per averne una maggiore consapevolezza senza spaventarsi. 

“Ciascun volto è il simbolo della vita.
 E tutta la vita merita rispetto. È trattando gli altri con dignità che si guadagna il rispetto per se stessi.”

(Tahar Ben Jelloun)



Traccia

L’intervento di un operatore socio-sanitario che lavora con persone anziane non è mai improvvisato, ma è sempre guidato da una pianificazione attenta, curvata sulle specifiche esigenze dell’utente.

“Elisabetta è una donna di 78 anni, vive a Genova con il marito Mario e ha due figli: Stefano e Angela. Stefano è un architetto, è sposato e ha due figli, mentre Angela, coniugata da poco, è segretaria presso uno studio medico. Stefano e Angela vivono abbastanza vicino alla madre e la vedono spesso, soprattutto Stefano perché Elisabetta si occupa dei suoi figli mentre lui e la moglie lavorano.

Generalmente la famiglia si riunisce la domenica, quando Elisabetta prepara il pranzo per tutti e cucina piatti speciali che lasciano sempre molto soddisfatti i suoi familiari. Oltre ad essere un’ottima cuoca, Elisabetta è anche una bravissima casalinga: ha sempre la casa pulita e ordinata, e sa gestire perfettamente le spese senza sprechi inutili.

Da un po' di tempo a questa parte, però, Elisabetta non è più la stessa: quando deve cucinare va in confusione, non si ricorda più quali sono gli ingredienti delle sue ricette e sbaglia spesso le dosi, inoltre appare visibilmente affaticata. Negli ultimi mesi Elisabetta ha cominciato a perdere la memoria in modo piuttosto serio: non rammenta più dove sono i medicinali di uso quotidiano oppure dove sono riposti i detersivi, finché un giorno, andando a fare la spesa, non riesce più a trovare la strada per tornare a casa e si perde.

Dopo questo episodio Elisabetta viene sottoposta a visite specialistiche dalle quali emerge che ha la demenza di Alzheimer. La notizia sconvolge la vita di Angela e Stefano, i quali si rendono conto che la madre non è più in grado di vivere in casa propria senza un’assistenza adeguata, ma non possono occuparsi di lei a causa degli impegni lavorativi e familiari. Al fine di evitare che sia il padre, anche lui anziano, a prendersi cura di Elisabetta, si rivolgono all’assistente sociale per trovare una soluzione adeguata.

Prendendo spunto dalle riflessioni scaturite dalla lettura del testo riportato e avvalendosi delle conoscenze maturate nel corso di studi, tratti l’argomento delle demenze senili, spieghi in che cosa consiste il lavoro dell’operatore socio sanitario con gli anziani e illustri in particolare i trattamenti a cui si possono sottoporre i pazienti affetti da demenza di Alzheimer e gli obbiettivi che con essi si possono raggiungere.

 PREMESSE

La lettura del brano dell’elaborato assegnatomi dalla commissione d’esame, alla fine del mio percorso di studio, ha scaturito in me tante emozioni, poiché l’argomento della demenza mi ha vista coinvolta in prima persona nell’assistenza di una persona a me cara, malata di Alzheimer e precisamente  mia madre.

LE DEMENZE SENILI

Le demenze senili sono malattie che colpiscono soprattutto la popolazione anziana, e negli ultimi tempi sono aumentate, come riferito dal Ministero della salute nel piano Nazionale delle demenze ogni anno vi sono 7,7 milioni di casi in più. L’aumento si evince dal fatto che è aumentata l’aspettativa di vita delle persone anziane, grazie anche al progresso medico scientifico che ha permesso la cura di molte malattie un tempo mortali. L’anziano resta in ogni modo un soggetto fragile, poichè per via di un processo graduale e continuo di mutazione naturale, il corpo con l’avanzare degli anni subisce un declino graduale, che riguarda diverse sfere. Come gli apparati sensoriali, (vista e udito diminuiscono), il sistema motorio (le articolazioni perdono mobilità forza e resistenza fisica e la cartilagine si assottiglia) alcune funzioni vitali diventano meno efficienti, (cuore e polmoni e le arterie tendono ad indurirsi). Altri cambiamenti riguardano quelli cognitivi, la memoria a lungo termine rimane intatta mentre quella a breve termine è deficitaria a causa della perdita della capacità di attenzione e concentrazione; in più si aggiungono cambiamenti sociali come l’attività lavorativa che cessa e a volte l’anziano rimane solo per causa della perdita del partner o per causa di allontanamento dei figli o familiari. Il declino funzionale che fa parte dell’invecchiamento a volte sembra simile al declino funzionale che fa parte di un disturbo. Ad esempio, con la tarda età, un lieve calo della funzione mentale è quasi universale ed è considerato un normale invecchiamento. Al contrario, il calo che si verifica nella demenza è molto più grave. Il termine demenza definisce il declino delle capacità intellettive che interferisce con le attività della vita quotidiana e non fa parte del normale processo di invecchiamento, il deterioramento mentale può avere diverse origini e gli esiti possono essere reversibili o irreversibili. La demenza nel complesso è vista come una catastrofe che si abbatte sull’individuo, infatti l’insieme dei disturbi che comporta la demenza, distruggono la personalità dell’individuo, e lasciano nei familiari e amici della persona anziana un senso di smarrimento e di impotenza.

Esistono diverse forme di demenze che colpiscono gli anziani, ognuna ha un quadro clinico diverso e sono classificate: in demenze primarie, (Demenza Fronto temporale, Demenza a corpi di Lewy, Morbo di Alzheimer) la cui causa risulta ancora ignota e demenza secondaria in cui la causa specifica è dovuta disturbi metabolici, danni neurologici o dovute a malattie vascolari o all’assunzione di sostanze tossiche (Demenze Vascolari). La zona colpita dalla degenerazione è il cervello, e quindi abbiamo le demenze corticali, dove viene interessata la corteccia celebrale o demenze sottocorticali dove vengono interessati i nuclei sottostanti la corteccia celebrale.

Le demenze vascolari fanno parte delle demenze secondarie, hanno causa ben precisa e insorgono in seguito ad una causa scatenante come ad esempio: un infarto, l’ictus, un’emorragia che provoca danni celebrali. Ne segue poi un decadimento cognitivo, il decorso varia da persona a persona e a seconda del danno riportato. L’esordio è brusco ed improvviso, con compro-missione della memoria a breve termine compromissione del ragiona-mento astratto e incapacità di formulare concetti in più vi e disorientamento spazio-temporale.

I corpi di Lewy sono agglomerati di proteine che si formano dentro i neuroni, la conseguenza è la loro morte progressiva.


La demenza a corpi di Lewy, il suo nome deriva dal suo scopritore Fredrich Lewy. Fa parte delle demenze primarie e la causa è sconosciuta. Questa malattia colpisce la zona del cervello nei nuclei sottostanti della corteccia celebrale, e si manifesta con allucinazioni visive e deliri, decadimento cognitivo, (deficit dell’atten-zione e della capacità di giudizio) e sintomi Parkinsoniani. Successivamente vi sono anche sintomi come compromissione della memoria e del linguaggio. La caratteristica di questi sintomi varia nell’arco del tempo e della stessa giornata. Il paziente può sembrare lucidissimo a momenti e molto confuso in altri. La demenza a corpi di Lewy è diagnosticata nel momento in cui emergono almeno due dei sintomi caratteristici come: variazioni importanti dello stato di coscienza e di attenzione, allucinazioni visive ricorrenti, ben strutturate e dettagliate e caratteristiche motorie di parkinsonismo. Il decorso della malattia può variare da 1 a 5 anni.

La demenza fronto temporale, o morbo di Pick, dal nome del suo scopritore Arnold Pick. Fa parte delle demenze primarie e la causa è ignota. Si presenta con atrofia dei lobi temporali, frontali e parietali. La malattia ha il suo esordio general-mente dai 40 ai 65 anni, il suo decorso può variare dai 2 ai 17 anni. La perdita di neuroni nei lobi frontali e temporali, causa nel malato, principalmente disturbi del comportamento e disturbi del linguaggio. Nello stadio iniziale vi sono alterazioni dell’umore e comportamenti instabili che possono indurre ad apatia, euforia spropositata, mancanza di senso etico o ricerca eccessiva di cibo. Nello stadio intermedio si possono verificare sintomi come difficoltà di orientamento, scarsa igiene personale, disturbi del linguaggio e mancanza di ragionamento astratto. Nello stadio terminale vi è il peggioramento dei sintomi, deperimento fisico, rigidità motoria e mutismo. Può essere confusa con il morbo di Alzheimer ma vi sono sostanziali differenze: una è l’esordio della malattia compare in età diverse, altre differenze sono che il disturbo della memoria non è così evidente nelle fasi iniziali della malattia, come nell’Alzheimer, ma compare solo negli stadi più avanzati.

Il Morbo di Alzheimer è al primo posto delle demenze primarie, è una malattia neurodegenerativa con la progressiva perdita delle funzioni cognitive, accompagnato da alterazioni del comportamento, della personalità e nell’affettività. È stata scoperta per la prima volta nel 1906 dallo psichiatra tedesco Alois Alzheimer.

La malattia si manifesta generalmente dopo i 65 anni ma può avere anche insorgenze precoci verso i 45-50 anni. La causa è ignota ma studi epidemiologici hanno evidenziato che la patologia può avere riscontri ereditari e colpisce maggiormente le donne e i soggetti con basso livello di scolarizzazione. L’ipotesi prin-cipale è quella genetica, infatti sono stati scoperti i geni associati alla patologia, nei cromosomi 1, 14 e 21 e un gene anomalo nel cromosoma 10. Il decorso della malattia può variare da 7 a 15 anni ed è suddiviso da fasi:

       La prima fase, si caratterizzare nei primi 2-4 anni, e si manifesta con perdita della memoria, stati d’ansia, depressione, difficoltà di relazione e lieve disorientamento spazio temporale;

       La seconda fase più grave e di durata variabile, sbalzi di umore repentini e grave disorientamento spazio temporale, disturbi del linguaggio e agitazione notturna. Il paziente non riconosce più i suoi familiari e gli viene difficile svolgere le più banali azioni quotidiane;

       La terza fase corrisponde a quella vegetativa. Possono verificarsi tremore, crisi epilettiche, deliri ed incontinenza totale. La morte può avvenire in seguito a complicanze dovute alla sindrome ipocinetica (sindrome di immobilizzazione).

L’Alzheimer viene spesso definita la malattia delle 4 A:

AMNESIA: perdita significativa di memoria

AFASIA: incapacità di formulare e comprendere messaggi verbali

AGNOSIA: incapacità di riconoscere persone, cose e luoghi

APRASSIA: incapacità a compiere correttamente alcuni movimenti volontari ad es. vestirsi.

La diagnosi non è certa ma solo probabilistica poiché il riscontro certo del Morbo di Alzheimer è possibile solo con l’autopsia, dopo il decesso del paziente. La malattia viene diagnosticata attraverso test psicometrici e mnemonici e test strumentali. Nella fase più avanzata della malattia si verifica l´atrofia (riduzione e assottigliamento) della corteccia cerebrale e può essere verificata tramite Tac, effettuandole a distanza di tempo. Le caratteristiche anatomopatologiche tipiche della malattia sono le placche amiloidi e gli aggregati neurofibrillari che si associano alla perdita dei neuroni. La morte di neuroni corticali è causata da alterazioni nella produzione di proteine cerebrali. Questo evento è dato dall’accumulo di una proteina (beta-amiloide) negli spazi intercellulari del cervello, dove si formano le placche senili e lesioni citoplasmatiche delle cellule cerebrali, per cui in questi pazienti si verifica una riduzione di questo neurotrasmettitore.

INTERVENTI E ASSISTENZA DEL MALATO

 Ad oggi ancora non esiste una terapia specifica efficace per la cura del morbo di Alzheimer. Quando un anziano comincia a presentare i primi sintomi che general-mente sono dimenticanze immediate, come le più banali, lasciare il gas acceso e crederlo di averlo spento, oppure andare a fare la spesa senza borsellino, pensando di averlo con se, o nella peggiore delle ipotesi uscire di casa e non ritrovare più la strada del ritorno. Tutte queste situazioni sono un campanello d’allarme che devono indurre i familiari o gli amici vicini all’anziano a segnalare al medico curante la situazione.

 Il medico curante predisporrà tutti gli accertamenti del caso. Il primo passo sarà di far effettuare all’anziano una Valutazione Multidimensionale (VDM) presso una Unità di Valutazione Geriatrica (UVG). In questo primo step saranno coinvolti oltre al medico di famiglia, il geriatra, l’infermiere e l’assistente sociale. La valutazione avrà l’obbiettivo di definire lo stato di salute generale dell’anziano. L’indagine sarà fatta tramite test valutativi che stabiliranno le condizioni, fisiche, mentali, i livelli di autonomia, il tono dell’umore e i rapporti interpersonali con i diversi componenti della famiglia, infine verrà valutata anche la condizione economica. Dopo la valutazione verrà predisposto un piano d’intervento personalizzato che vedrà coinvolti i vari servizi assistenziali presenti sul territorio. Utile sarebbe anche la terapia farmacologica che prevede la somministrazione di FARMACI ANTIDEMENTIGENI che attenuano i sintomi ritardando il peggioramento dei sintomi cognitivi e comportamentali.

E’ necessario assumerli sempre alla stessa ora e non modificare la posologia su iniziativa personale, ma secondo precise indicazioni del medico curante.

I sintomi principali della demenza sono la perdita di memoria, il paziente infatti potrebbe dimenticarsi di prendere le medicine, per questo motivo l’assunzione dei farmaci deve essere regolarmente monitorata da chi assiste l’anziano. Appena pronta la diagnosi, si potranno attivare i servizi socio-assistenziali di base (LEA)   

Un assistente sociale del comune farà visita all’anziano per compiere una prima valutazione dei suoi bisogni. Inizialmente l’operatore dovrà effettuare un’attenta valutazione per capire le risorse e le potenzialità ancora a disposizione dell’anziano, ad esempio la pre-senza di figli, familari o amici che correntemente frequentano la casa dell’anziano sono una risorsa, altre risorse è capire le abilità  residue dell’anziano ad esempio, cosa le/gli piace fare,  se ama leggere, cucinare, cucire, o fare la maglia ecc. A questo punto verranno predisposti degli obbiettivi dall’equipe che predisporrà un piano d’intervento, per far in modo che la malattia non abbia un decorso veloce, tenendo conto che vengano mantenute attive le capacità residue dell’anziano, che vengano mantenute le relazioni con i familiari o con amicizie, ed infine che vengano predisposte delle terapie efficaci per far si che la patologia non progredisca velocemente.

Inizialmente si potrebbe pensare di inserire nella vita dell’anziano/a una persona che lo/la aiuti nelle faccende domestiche, e poi se sul territorio è presente un centro diurno per anziani può essere predisposto un inserimento pomeridiano.

Fin quando la situazione dell’anziano è gestibile i  servizi domiciliari sono molto utili  poiché l’anziano resta nel proprio ambiente familiare, così che non subisca ulteriori stress. L’operatore sanitario che entra in contatto con la cura dell’anziano sia domiciliare che in strutture private o ospedaliere deve rispettare dei principi di fondo: come rispettare la persona, accettare il suo modo di agire, rispettare le sue idee, rispettare le sue potenzialità e far in modo che non venga  emarginato. In più cosa molto importante bisogna mantenere il riserbo sulle questioni personali garantire la continuità dell’intervento, rispettare il lavoro degli altri e i compiti assegnati a ciascuno e avere la consapevolezza dei propri limiti. Questi principi sono definiti per i professionisti nel codice deontologico ma va rispettato da ogni operatore come etica morale poiché sanciti all’ art 2 - 3  - 13 della Costituzione Italiana).

L’assistenza presso l’abitazione dell’anziano può comprendere varie prestazioni alcune di carattere sociale (preparazione pasti, gestione delle principali faccende domestiche, sostegno igiene personale, assistenza notturna), altre di ordine medico-sanitario (assistenza medica, infermieristica e riabilitativa) dunque le figure professionali coinvolte possono essere diverse: operatori socio sanitari, medici, fisioterapisti, infermieri ecc. Se sono attivate entrambe l’assistenza sarà Assistenza domiciliare integrata e le prestazioni fornite sono di carattere sociale e medico-sanitaria, in base al programma stabilito dall’unità di valutazione geriatrica (UVG) del territorio elaborando un progetto di intervento individualizzato. Il paziente malato di Alzhaimer in caso di necessità potrà usufruire anche l’ospedalizzazione a domicilio: i quali interventi diagnostici e terapeuti che generalmente si svolgono in ospedale potrà effettuarli presso il proprio domicilio, inoltre potrà usufruire all’accesso del trasporto facilitato che consente lo spostamento ad esempio verso il centro diurno o se per caso l’anziano debba essere ospedalizzato per brevi periodi. Per facilitare l’aiuto all’anziano che non è più in grado di utilizzare il telefono, entra in campo come aiuto strumentale il Telesoccorso. Esso consente all’anziano di fare una semplice chiamata schiacciando il pulsante di un apparecchio collegato a una centrale in cui operatori addetti accolgono la richiesta dell’anziano e intervengono in tempi e modalità consoni. Questa modalità consente di ricevere aiuto 24 ore su 24. Nei servizi domiciliari rientrano anche gli aiuti economici che vengono erogati dall’Inps, se già possiede una pensione, oppure gli viene erogata una pensione sociale, in più l’anziano potrebbe percepire una pensione per invalidità permanente valutato da una commissione medica dell’ente erogatore (INPS) e ricevere un surplus sulla pensione, così da poter sopperire alle eventuali spese di assistenza in appositi centri. I centri utili per la riabilitazione e socializzazione sono i servizi residenziali e semi-residenziali.

I servizi semiresidenziali: offrono servizi all’interno di una struttura nell’arco della

Giornata, molto utili per la socializzazione dell’anziano dove possono essere effettuate le terapie di carattere socio-assistenziale altri di carattere sanitario.

Fra i servizi residenziali distinguiamo: la Residenza sanitaria assistenziale (RSA): è una struttura sanitaria che accoglie le persone non autosufficienti affetti da patologie croniche o degenerative. Come nel nostro caso gli ammalati di demenze senili.

Anche le Case di riposo possono essere utili, che oltre ad ospitare anziani autosufficienti, può ospitare anziani parzialmente tali che non possono essere assistiti dai familiari e ne possono vivere nella propria abitazione. Infatti all’interno sono fornite anche prestazioni di carattere medico, riabilitativo e sociale.

Anche per i familiari degli anziani è previsto un supporto, infatti per ogni paziente istituzionalizzato, c’è un operatore che diventa il punto di riferimento per loro. Per coinvolgere i familiari nel processo di cura dell’anziano vengono effettuati dei colloqui periodici, che non hanno soltanto carattere informativo, ma anche carattere di assistenza psicologica. Nel caso dei caregiver familiari, per evitare che si ammalino a loro volta accudendo i loro familiari bisogna suggerire loro di documentarsi sulla malattia d’Alzheimer che permetta loro di affrontarla in maniera più serena. Inoltre sarebbe utile ai familiari far intraprendere un percorso di sostegno psicologico che aiuti loro ad accettare i cambiamenti conseguenti alla malattia del proprio caro. Altri sostegni possono essere i gruppi di auto-aiuto dove ci si confronta con persone che vivono la stessa esperienza, e con cui possono essere condivise le ansie e frustrazioni che scaturiscono nel vedere i propri familiari cambiati dalla malattia


LA SCELTA DEL TRATTAMENTO PIU’ ADEGUATO

Le terapie per contrastare le demenze sono diverse: Terapia di Orientamento alla Realtà, Terapia della Reminiscenza, Terapia Comportamentale, Terapia Occupazionale. Alcune mirano ad attivare le abilità cognitive, mentre altre si prefiggono di modificare determinati comportamenti, intervenendo sull’aggressività

e sulle competenze sociali.

Per quanto riguarda la scelta del trattamento più adeguato è sempre utile considerare il grado di deterioramento dell’anziano, le abilità compromesse e le capacità residue;

in più vanno stabiliti gli obiettivi che si intendono perseguire nei suoi confronti sulla base delle sue caratteristiche psicologiche e comportamentali; infine definire il trattamento che si adatta meglio a raggiungere gli obiettivi che ci si è prefissati.

Ogni tecnica ha caratteristiche particolari, si adatta a certe fasi della malattia meglio che altre, raggiunge obiettivi specifici e utilizza una determinata metodologia.

Al di là del trattamento scelto e degli obiettivi proposti ai pazienti, gli esercizi non devono essere né troppo difficili, né troppo semplici, nel duplice intento di non far sentire il soggetto frustrato per i suoi eventuali fallimenti davanti a compiti troppo complessi e di non umiliarlo con richieste troppo banali.

La terapia di orientamento alla realta’ chiamata anche ROT TERAPY è’ una terapia che permette l’attivazione cognitiva di soggetti con demenza che soffrono di disturbi di memoria, confusione mentale e disorientamento spazio-temporale. Serve a favorire la memorizzazione e facilita l’orientamento spazio-temporale dei soggetti affetti da demenza. La tecnica può avvenire secondo due modalità terapeutiche:


Formale o anche ROT in classe, si svolge in un contesto ben definito, ogni incontro dura 45 minuti, e solitamente con cadenza di 3 volte a settimana. Si lavora con un gruppo di 4-5 persone, con la presenza di 2 conduttori, di cui uno segue il soggetto e uno segue il gruppo. Le figure che seguono questo incontro possono essere psicologi, infermieri, operatori socio-sanitari ecc.

Informale o ROT in 24 ore occupa l’intera giornata e vede la partecipazione sia degli operatori socio-sanitari che dei familiari del paziente. Le strategie utilizzate sono diverse a seconda dei pazienti, sia se hanno demenza lieve sia moderata, sono utilizzate per la memorizzazione e comprendono diverse tecniche, come l’associazione: che consiste  nella connessione tra due elementi da memorizzare; la visualizzazione: strategia che esorta i pazienti a creare immagini mentali delle parole da ricordare.

La terapia della reminiscenza


é una terapia che si basa sul recupero dei ricordi e delle vicende personali del soggetto, partendo dal presupposto che le informazioni conservate nella memoria a lungo termine sono un punto di riferimento importante per gli anziani malati di demenza. Questo trattamento si rivolge a pazienti che manifestano un decadimento cognitivo lieve, moderato o grave; esso non soltanto permette l’attivazione cognitiva, ma fornisce anche un supporto affettivo e incrementa le abilità sociali. La metodologia più indicata per questo tipo di terapia è quella di lavorare in piccoli gruppi di 5-8 persone. Ogni incontro solitamente dura 30-45 minuti ed ha una cadenza settimanale. Il contesto specifico, in cui si svolgono gli incontri deve essere rilassato e i partecipanti devono percepire un’atmosfera rassicurante affinché si possano esprimere liberamente.

È importante creare un buon clima sereno tra operatore e paziente, per questo i è utile che gli operatori socio-sanitari abbiano: buone capacità di ascolto; connettere i diversi elementi del discorso, nel momento in cui l’anziano non riesce a farlo; evitare di mostrarsi scettici o di correggere il paziente se dice qualcosa senza senso; essere in grado di far fronte alle emozioni negative che possono emergere. Molto importante per gli operatori è anche raccogliere un gran numero di informazioni attraverso i colloqui con i familiari, e la consultazione della cartella clinica.


Il metodo comportamentale è un metodo che affonda le sue radici nella teoria comportamentista e permette di modificare il comportamento delle persone grazie all’utilizzo di strategie particolari. Perché questo metodo sia attuato nel migliore dei modi occorre operare un attenta osservazione del comportamento da riabilitare, in questo caso è utile impostare una griglia di osservazione, per valutare come e quando si manifesta il comportamento problema, e decidere se necessita di modifica, e scegliere la strategia più utile per modificarla. Utile è il ricorso a dei rinforzi, che possono essere rinforzi positivi, i quali forniscono al paziente stimoli piacevoli ogni volta che il comportamento che si vuole rinforzare, si manifesta. Altra strategia è il costo delle risposta, secondo la quale si decidono insieme al paziente le conseguenze negative di un certo comportamento. In ultimo abbiamo quella del time-out, secondo la quale si allontana il paziente dall’ambiente piacevole, dopo la manifestazione del comportamento che si vuole eliminare.

La cura di sé, nei pazienti affetti da demenza che riguarda le azioni di vita quotidiana, come lavarsi i denti, vestirsi ecc. diventa una pratica difficile.

Ogni attività richiede abilità specifiche come riconoscere l’oggetto e capire a cosa serve. Compito dell’operatore socio-sanitario è prima di tutto rendere accessibile l’ambiente all’interno del quale si trova l’anziano cercando di non modificare le sue abitudini, e porre sempre attenzione alle sue azioni, per evitare ad esempio che si vesta in maniera sbagliata.

È utile che le azioni quotidiano che l’anziano era abituato a fare prima della malattia vengano mantenute il più a lungo possibile. Abilità dell’operatore e cercare sempre di non far sentire a disagio il paziente, trovando il modo di distrarlo, come ad esempio parlargli o fargli cantare un canzone che gradisce.

La terapia occupazionale è una terapia volta a preservare l’autonomia del paziente, occupandolo con l’assegnazione di compiti che lo impegnino e lo stimolino.

Questa terapia può riguardare la programmazione di varie attività che investono vari ambiti della vita quotidiana, utile infatti è capire le attività extra-lavorative a cui era appassionato l’anziano. Fra le terapie occupazionali chiamate anche terapie non farmacologiche abbiamo: l’arte-terapia, la musico-terapia, la doll-terapy,  la pet-terapy  e tante altre.

Oltre a tenere il paziente impegnato nelle attività, esse hanno anche funzione di migliorare l’umore del paziente e ridurre l’aggressività, accrescendo in lui l’autostima e impedendo al paziente di autocommiserarsi per la malattia che lo affligge. Queste attività possono essere svolte individualmente o in piccoli gruppi, ma devono essere calibrate sulle reali esigenze del paziente, facendo una valutazione attenta e puntuale delle funzioni cognitive del soggetto, dei suoi comportamenti e delle abilità che risultano maggiormente compromesse e quelle intatte. Una volta che si conoscono questi aspetti, si possono programmare le attività. Quando si utilizza la terapia occupazionale, è importante concentrarsi non tanto sul risultato quanto piuttosto sul benessere dell’utente. Infatti per il momento queste sono le cure in campo per il malato del Morbo d’Alzheimer e il benessere che ci auspichiamo è uno degli aggettivi che viene menzionato dall’Organizzazione Mondiale della Salute, per definire il significato di Salute, “è uno stato di benessere fisico, psichico e sociale” , e il diritto alla Salute viene sancito all’art.32 della nostra costituzione, per questo anche se sono stati fatti passi da gigante durante questo secolo passato, dalla scoperta del Morbo di Alzheimer ad oggi molto deve essere ancora fatto.

 CONCLUSIONI

Gli sforzi fatti per migliorare la qualità della vita di chi soffre del morbo di Alzheimer e di altre tipologie di demenza e l’opera di sensibilizzazione, fatta in collaborazione con Governi, organizzazioni private e senza fini di lucro, meritano un plauso, ma la strada è ancora in salita e ci auguriamo che ulteriori impegni, possano trovare una soluzione definitiva per la cura globale del morbo di Alzheimer. Oltre a questo, poiché come ci ricorda Papa Francesco: “La memoria dei nostri anziani costruisce il futuro dei nostri figli, attraverso il dono, l’esperienza, la saggezza, e l’affetto della loro vita passata”, utile sarebbe sensibilizzare le nuove generazioni al volontariato, che può essere svolto in semplici attività di incontro sociale, culturale, ed educativo, che vedrebbe coinvolte due generazioni, distanti come età ma vicine dal punto di scambio di esperienze tra gli anziani e le nuove generazioni in crescita. Basta avere una mentalità aperta e creativa, che concorra al benessere sociale volta al superamento dell’emarginazione delle persone più fragili.



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